Lesson Transcript

Valentina Vieri: Ah, ascolta questo rumore. Adoro la pioggia. Finalmente un po' di tranquillità nel locale.
Guido Guerra: È vero. Fuori piove davvero tanto oggi. Non c'è nessuno in giro.
Valentina Vieri: Esatto. È il momento perfetto. Posso finalmente pulire bene la macchina del caffè. Oggi è stata una giornata lunga. Tu vuoi un altro caffè, Guido? O magari un cornetto? Ne abbiamo ancora alcuni.
Guido Guerra: No, grazie mille, Valentina. Sto bene così. Il mio caffè era perfetto. Sto solo guardando un po' il telefono.
Valentina Vieri: Notizie brutte? Sei molto concentrato.
Guido Guerra: No, niente notizie. Sto guardando delle vecchie foto. Ho trovato un album vecchio sul telefono.
Valentina Vieri: Vecchie foto?! Oh, mamma mia, io adoro guardare le vecchie foto! È bellissimo, vero? È come viaggiare nel tempo. Posso vedere?
Guido Guerra: Eh... non lo so. Sono un po' vecchie. Ero molto diverso. Forse non mi riconosci nemmeno.
Valentina Vieri: Dai! Adesso sono troppo curiosa. Devo assolutamente vedere. Mostrami la foto migliore. O la più divertente!
Guido Guerra: Va bene, va bene. Allora... guarda questa. È di circa quindici anni fa.
Valentina Vieri: Oh, che bella! Siete in montagna?
Guido Guerra: Sì, esatto. Eravamo in campeggio.
Valentina Vieri: Ma sei tu quel bambino al centro? Eri così piccolo! E avevi un'espressione così seria. Perché non sorridevi?
Guido Guerra: Avevo nove anni. Volevo essere come mio padre. È l'uomo in piedi dietro di me.
Valentina Vieri: Ah, l'uomo in divisa? Sembra molto alto. E molto forte.
Guido Guerra: Sì. Mio padre era un poliziotto. Adesso è in pensione, non lavora più. Ma a quel tempo era molto, molto severo. Lo vedi dalla faccia? Non sorrideva mai nelle foto. Mai.
Valentina Vieri: Però ha un viso gentile. Anche senza il sorriso, sembra una brava persona. E poi mi piacciono i suoi baffi. È un look molto classico, molto elegante.
Guido Guerra: I baffi! Già. Ha avuto i baffi per tutta la vita. Poi, l'anno scorso, li ha tagliati.
Valentina Vieri: Davvero? E voi cosa avete detto?
Guido Guerra: È stato uno shock per tutta la famiglia! Mia madre non lo ha riconosciuto quando è tornato a casa. Sembrava un'altra persona.
Valentina Vieri: Posso immaginare! E in questa foto... stavate facendo campeggio?
Guido Guerra: Sì. Lui amava stare all'aperto, nella natura. Mi ha insegnato tutto. Come accendere un fuoco, come montare una tenda, come leggere una mappa.
Valentina Vieri: Che bella cosa. Anche a me piace tantissimo stare all'aperto. Deve essere stato molto divertente per un bambino.
Guido Guerra: Sì, era divertente, ma era anche... un'esperienza con molta disciplina. Vedi la mia maglietta nella foto?
Valentina Vieri: Sì, è dentro i pantaloni. Perfetta.
Guido Guerra: Esatto. Quella era una regola. Lui diceva sempre: "Stai sempre in ordine, Guido." Gestiva i nostri viaggi in campeggio come un addestramento militare. Tutto doveva essere perfetto.
Valentina Vieri: Mamma mia. Molto severo.
Guido Guerra: Forse è per questo che sono diventato un istruttore di educazione fisica all'accademia di polizia. Sono cresciuto con la disciplina. È una cosa normale per me.
Valentina Vieri: Hai seguito le sue orme. Sei diventato un poliziotto come lui.
Guido Guerra: Esatto. Ma io sono un po' diverso. Sono più rilassato con i miei studenti in accademia. E se andiamo in campeggio, non chiedo a nessuno di mettere la maglietta nei pantaloni!
Valentina Vieri: Mi sembra giusto! C'è un'altra foto? Dai, fammi vedere altro.
Guido Guerra: Aspetta... no, no, questa no.
Valentina Vieri: Cosa c'è? Fai vedere!
Guido Guerra: Guarda questa. È molto imbarazzante.
Valentina Vieri: No! Non ci credo! Sei... sei TU questo?!
Guido Guerra: Purtroppo sì. Sono io.
Valentina Vieri: Capelli viola?! E avevi anche gli orecchini! E quella maglietta è enorme!
Guido Guerra: Il colore si chiamava "Viola Elettrico". Avevo sedici anni. Era la mia "fase ribelle", sai com'è. Non volevo fare il poliziotto. Volevo fare la rock star.
Valentina Vieri: Una rock star? Tu? Il poliziotto serio e ordinato?
Guido Guerra: Già. Suonavo la batteria. Avevamo una band, suonavamo nel garage di un mio amico. Facevamo un rumore terribile. Ancora oggi chiedo scusa ai vicini di casa di quel periodo.
Valentina Vieri: Sei così diverso da ora. Adesso hai i capelli corti, indossi sempre la divisa, sei sempre molto composto. In questa foto sei... un tipo selvaggio!
Guido Guerra: Mi sentivo selvaggio. Era un sabato pomeriggio. Stavamo provando le canzoni per un concerto a scuola. Io pensavo di essere incredibilmente figo.
Valentina Vieri: E tuo padre? Il poliziotto severo? Cosa ha detto dei tuoi capelli Viola Elettrico? Ha urlato?
Guido Guerra: No, non ha urlato. Ha odiato i miei capelli, ovviamente. Ma non ha detto molto. Mi ha guardato, ha scosso la testa e ha detto solo una cosa.
Valentina Vieri: Cosa?
Guido Guerra: Ha detto: "Guido, sembri una melanzana."
Valentina Vieri: Una MELANZANA! No, fantastico!
Guido Guerra: Sì. Una melanzana. Ha distrutto tutta la mia immagine da rock star con una sola parola.
Valentina Vieri: Quanto tempo hai tenuto i capelli così?
Guido Guerra: Solo due settimane. Poi c'era un matrimonio in famiglia e ho dovuto tagliare i capelli. A volte ho un po' di nostalgia di quel periodo, devo ammetterlo. Ma guardando la foto adesso... penso che i capelli corti siano meglio.
Valentina Vieri: Sono d'accordo con te. Meglio corti. Ma è un bellissimo ricordo! Dimostra che hai un lato divertente.
Guido Guerra: Ho ancora un lato divertente! Suono ancora la batteria ogni tanto, sai? Solo... senza i capelli viola.
Valentina Vieri: Meno male. Vai avanti, cosa c'è dopo?
Guido Guerra: Allora, vediamo... Mia mamma ama fotografare i palazzi e le strade della città. Aspetta che cerco...
Valentina Vieri: Hai foto del posto dove sei cresciuto?
Guido Guerra: In realtà sì. Guarda questa. Riconosci questo palazzo?
Valentina Vieri: Uhm... fammi vedere bene. C'è un bar all'angolo... e poi ci sono quelle finestre con i balconi piccoli. Aspetta un momento. Ma è il Palazzo delle Tre Mandorle! Il nostro palazzo!
Guido Guerra: Sì! Esatto. Ma guarda la data della foto.
Valentina Vieri: Duemiladieci. Wow. Sembra così diverso. Più... pulito, in qualche modo.
Guido Guerra: Era stato appena dipinto. E guarda il negozio al piano terra.
Valentina Vieri: C'è una... tintoria? "La Tintoria di Marco". Aspetta. Ma questa tintoria era... qui? Dove c'è il bar adesso?
Guido Guerra: Esatto. Prima di essere una caffetteria, questo posto era "La Tintoria di Marco". Venivo qui da bambino con mio padre, per ritirare la sua divisa da poliziotto.
Valentina Vieri: Incredibile. Sono in piedi in una vecchia tintoria in questo momento.
Guido Guerra: Il bancone era quasi nello stesso punto della tua macchina del caffè. Ma i muri erano tutti bianchi, e c'era un forte odore di solvente chimico. Non c'era profumo di caffè come adesso. Preferisco il caffè, onestamente.
Valentina Vieri: Molto meglio il caffè, sì! E guarda fuori in strada. Non ci sono le piste ciclabili! Solo macchine.
Guido Guerra: Hanno aggiunto le piste ciclabili e hanno piantato quegli alberi circa cinque anni fa. La strada è molto più bella adesso.
Valentina Vieri: Le foto fermano davvero il tempo, vero? Ti dimentichi di come erano le cose.
Guido Guerra: È vero. Mia mamma ha fatto questa foto dal marciapiede di fronte. Noi abitavamo al terzo piano.
Valentina Vieri: Tu hai vissuto in questo palazzo? Da bambino? Non lo sapevo!
Guido Guerra: Sì, fino a dodici anni. Poi la mia famiglia si è trasferita in una casa in periferia, fuori Roma. Ma quando ho trovato lavoro all'accademia di polizia, sono tornato qui. Adesso vivo al quarto piano. Nell'appartamento 4B.
Valentina Vieri: 4B?! Ma io sono nel 4D! Siamo vicini di casa?!
Guido Guerra: Aspetta... il 4D è in fondo al corridoio a sinistra? Quello con lo zerbino verde?
Valentina Vieri: SÌ! QUELLO È IL MIO ZERBINO!
Guido Guerra: Non ci credo! Passo davanti a quella porta ogni singolo giorno. Non ho mai saputo che eri tu. I nostri orari di lavoro devono essere completamente diversi.
Valentina Vieri: Certo! Io esco prestissimo la mattina per aprire il bar. Tu forse esci più tardi. Questo è pazzesco! Piccolo mondo.
Guido Guerra: Davvero un piccolo mondo. Allora, visto che vivi qui da un po', cosa pensi di questo palazzo? Ti piace?
Valentina Vieri: Oh, io lo adoro. Il termosifone fa un rumore strano in inverno, tipo "toc toc toc", e le finestre tremano quando c'è molto vento. Ma per me è perfetto. Mi sento a casa.
Guido Guerra: Lo capisco. Per me questo palazzo è pieno di ricordi. Vecchi ricordi.
Valentina Vieri: Sai, io vengo da una piccola città in Sardegna. Da Cagliari. Quando sono arrivata a Roma, tutto mi sembrava così grande, così diverso, così caotico. Ma adesso questo quartiere è il mio posto. Mi sento parte di qualcosa.
Guido Guerra: Ti capisco perfettamente. Quando vivevo in periferia era troppo tranquillo. Mancava la vita. Qui c'è rumore, c'è movimento. Ma c'è anche una comunità. Questo è quello che mi mancava.
Valentina Vieri: È bello avere una comunità. Hai altre foto della tua famiglia? Hai una foto di tua madre?
Guido Guerra: Certo, ecco qua. Questa è di un picnic.
Valentina Vieri: Wow. È bellissima! Ha un sorriso molto luminoso. E guarda tutto quel cibo! È una torta di compleanno quella?
Guido Guerra: Sì, era il compleanno di mia sorella minore. Lei è la bambina con il vestito rosa.
Valentina Vieri: Sembra così felice. E tua madre... aspetta, ha in mano una chitarra?
Guido Guerra: No, è un ukulele! Mia madre ama la musica. Ha cercato di insegnarmi a suonarlo, ma non ci è riuscita. Le mie mani erano troppo grandi per un ukulele.
Valentina Vieri: Ah, ecco perché hai scelto la batteria!
Guido Guerra: Esatto. Per la batteria non servono dita delicate. Devi solo colpire le cose con le bacchette. È molto più facile.
Valentina Vieri: Ma non è vero! La batteria non è facile. Ci vuole molto ritmo. Devi coordinare le mani e i piedi.
Guido Guerra: È vero, ci vuole ritmo. Ma è stato molto divertente.
Valentina Vieri: La tua famiglia sembra molto unita in queste foto. Siete sempre tutti insieme.
Guido Guerra: Sì, lo eravamo. Mio padre era severo, io ero ribelle, mia sorella faceva molto rumore... ma guardando queste foto adesso, ricordo solo le cose belle. I litigi scompaiono.
Valentina Vieri: Questo è il potere delle foto. Catturano e conservano solo i momenti bellissimi.
Guido Guerra: Sai, non faccio abbastanza foto adesso. Ho un telefono con una macchina fotografica bellissima, ma se guardo la galleria... fotografo solo documenti di lavoro, scontrini e la mia macchina.
Valentina Vieri: È vero, succede a tutti. Siamo sempre troppo occupati. Lavoriamo, corriamo di qua e di là, e dimentichiamo di catturare il momento.
Guido Guerra: Senti... visto che siamo vicini di casa e siamo entrambi qui in questo momento... vogliamo fare una foto? Per il mio nuovo album sul telefono?
Valentina Vieri: Sì! Che bellissima idea! Ma aspetta un secondo, devo sistemare i capelli. Con questa pioggia sono un disastro.
Guido Guerra: Ma no, stai benissimo. Dai, vieni qui vicino alla macchina del caffè. È il tuo ambiente naturale.
Valentina Vieri: Hai ragione, è il mio habitat naturale! Ok, ci sono. Sono pronta.
Guido Guerra: Allora, guardiamo l'obiettivo... pronti? Al tre, diciamo "Palazzo delle Tre Mandorle". Uno, due, tre...
Guido Guerra: Palazzo delle Tre Mandorle!
Valentina Vieri: Palazzo delle Tre Mandorle!
Guido Guerra: Vediamo com'è venuta. Guarda.
Valentina Vieri: Oh, è bellissima! Io sto sorridendo davvero, e tu... tu non hai la tua tipica espressione seria da poliziotto! Sembri molto rilassato.
Guido Guerra: Beh, ero in buona compagnia. Questa foto è perfetta.
Valentina Vieri: Questa foto deve assolutamente andare nel mio album sul telefono. Lo chiamo "Vita Romana".
Guido Guerra: Perfetto. Te la mando subito su WhatsApp.
Valentina Vieri: Grazie. È davvero una bella foto.
Guido Guerra: Sai, parlando di questo palazzo e di comunità... queste foto mi hanno fatto pensare. Quando vivevo in periferia mi mancava molto questo quartiere. Qui è diverso. Scendo al piano terra per prendere un caffè e incontro una nuova amica.
Valentina Vieri: È esattamente il motivo per cui sono venuta a Roma. Nella mia città in Sardegna, conoscevo tutti fin troppo bene. Non c'erano mai sorprese. Qui a Roma, invece, c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
Guido Guerra: È vero. Comunque io amo ancora la natura. Vado in campeggio circa una volta al mese. Vado spesso sugli Appennini o nel Parco Nazionale d'Abruzzo. L'aria lassù è straordinaria. È il mio modo per rilassarmi.
Valentina Vieri: Sugli Appennini? Ma dai! Visto che a te piace il campeggio e a me piace molto fare arrampicata... dovremmo organizzare un fine settimana! Gli Appennini hanno delle rocce perfette per fare arrampicata.
Guido Guerra: Arrampicata? Sulle rocce? Non ho mai provato. È difficile?
Valentina Vieri: All'inizio un po'. È come un puzzle per il corpo. Devi capire la sequenza esatta dei movimenti. Ma dai, tu sei un istruttore di educazione fisica! Sei forte, hai equilibrio. Sarà facilissimo per te.
Guido Guerra: "Un puzzle per il corpo". Mi piace questa definizione. Va bene, sono interessato. Ma ho una condizione. Lo faccio solo se dopo l'arrampicata possiamo accendere un fuoco. Io cucino benissimo sul fuoco da campo.
Valentina Vieri: Affare fatto! Io sono un disastro in cucina, quindi questa divisione dei compiti è perfetta. Tu cucini, io mangio.
Guido Guerra: Va bene, io cucino. Ma tu devi fare il caffè per tutti e due. Porteremo una moka.
Valentina Vieri: Così si ragiona! Porterò la mia moka migliore. Sarà un weekend perfetto. Natura, fuoco, arrampicata e ottimo caffè.
Valentina Vieri: Oh, ecco un cliente! Il pomeriggio tranquillo è finito.
Guido Guerra: È ora di tornare al lavoro per te. E io devo andare. Devo passare al supermercato prima di tornare su al quarto piano. Il frigo è completamente vuoto.
Valentina Vieri: Va bene. Grazie mille per avermi mostrato le tue foto, Guido. È stato davvero bello conoscere "Mini Guido" e "Guido Viola Elettrico".
Guido Guerra: Ti prego, dimentica "Guido Viola Elettrico". Ricorda solo il tuo simpatico vicino di casa del 4B, va bene?
Valentina Vieri: Ci proverò, ma non prometto niente! Ci vediamo in giro per il palazzo!
Guido Guerra: Sicuro. Ci vediamo, Valentina. Buon turno!
Valentina Vieri: Melanzana... Non lo dimenticherò mai.

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